A Roma sfiorata la tragedia: un egiziano tenta di uccidere moglie e figlia perché lavorano
di Eleonora Tiso - Martedì 29 Giugno 2010 alle 08:30
Ci troviamo di fronte all’ennesimo e preoccupante tentativo di repressione della libertà femminile. A Roma, infatti, si è sfiorata la tragedia familiare quando un uomo egiziano di 50 anni ha tentato di uccidere con un coltello la moglie 43enne e la figlia, anche loro egiziane.
Il motivo scatenante il folle gesto sarebbe stato, secondo i dettagli forniti ai Carabinieri dalle due donne, la loro attitudine al lavoro. Madre e figlia, infatti, fornivano il proprio contributo alla famiglia lavorando e da diversi mesi erano, proprio per questo, oggetto di minacce e maltrattamenti da parte del capo famiglia.
L’influenza socio culturale del proprio Paese è stata tale che l’egiziano non è più riuscito a tollerare che la moglie e la figlia disobbedissero ai suoi ordini svolgendo un ruolo che non spettava loro.
Le donne non devono lavorare, spetta al capo famiglia sostenere il nucleo familiare e avere il controllo assoluto delle decisioni, questo l’atteggiamento dominante nella tradizione egiziana, alla quale il 50enne si è dimostrato più che fedele.
Così, quando ha notato la propria consorte intenta a scaricare da un camioncino alcuni prodotti da lei venduti, non è riuscito a trattenere la rabbia e si è avventato con un coltello prima sulla figlia e poi sulla moglie.
Le due donne sono state salvate da un passante, il quale ha immediatamente allertato i carabinieri della Stazione di Roma Tor Bella Monaca che, senza esitazioni, hanno arrestato l’egiziano. L’uomo, incensurato, è accusato di maltrattamenti in famiglia e tentate lesioni aggravate ed è attualmente detenuto nel carcere romano di Regina Coeli.
Ancora una volta, dunque, gli stereotipi religiosi, culturali e sociali di una comunità, quella egiziana in questo caso, mettono in serio pericolo la vita delle donne, vittime delle proprie stesse radici.

Purtroppo non mi stupisce questa notizia poichè queste cose più raramente e più sotterraneamente succedono anche in Italia. Io per esempio mi sono brillantemente laureata in Economia & Commercio, ho tardato a capirlo fino in fondo ma oggi sono molto lucida nel dire che il mio rapporto durato 5 anni con un uomo di 5 anni più grande di me conosciuto all’Università di Bologna è finito per questo motivo ( non accettava la mia indipendenza: non mi ha certamente menato ma mi ha screditato con falsità e bugie veramente deplorevoli. Lui è del Nord Italia con alta cultura non egiziano, un altro mi controllava perchè con il sudore del lavoro di mia madre e il mio ho comprato casa. Non ti dico gli appellattivi che molti uomini miei coeatanei di media cultura provano a darmi perchè non dipendo da nessuno. Purtroppo la religione islamica ma anche cristiana e le madri di questi uomini hanno contribuito a far crescere degli animali da combattere più che dei compagni. La parità è lontana perchè l’uomo non è disposto a rinunciare a quei privilegi che ha sempre avuto a prescindere dalle sue qualità. Il capo deve essere colui/colei che se lo merita, la conquista deve avvenire sul campo. Spero che il III millennio conosca l’ascesa della scienza della cultura e la fine dell’oscurantismo islamico e anche cristiano che hanno tolto ogni diritto umano alla donna.
di Monia Capitani - 30 Giugno 2010 - 10:30