Dormire troppo, o troppo poco, aumenta il rischio di morte prematura

Donna che dorme

Gli eccessi non hanno mai un effetto positivo sul nostro organismo che, infatti, sembra essere talmente perfetto da poter funzionare armonicamente solo con la giusta dose, per esempio, di cibi, alcol, sport, stress e sonno.

Secondo lo studio del professor Francesco Cappuccio, direttore del programma “Sonno, salute e società” presso l’Università di Warwick in Inghilterra, proprio tra il sonno e la mortalità ci sarebbe uno stretto legame.

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Salute, attenzione al sonno: la Sindrome di Kleine-Levin

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La sua famiglia e gli amici la chiamano “Bella Addormentata“, ma la vita di Louisa Ball, una quindicenne inglese che vive a Worthing, è tutt’altro che un bel sogno.

Louisa, infatti, è affetta della sindrome di Kleine-Levin, una patologia piuttiosto rare che porta le persone che ne soffron a dormire in modo continuativo anche per due settimane senza mai svegliarsi.

“Lo scorso ottobre, Louise ha preso la febbre; è durata circa una settimana, poi è passata, ma Louise non è mai definitivamente guarita.Dopo qualche tempo, infatti, abbiamo capito che quello sarebbe stato l’inizio di una condizione che precede quella del sonno profondo”, spiega la mamma Lotti, 45 anni.

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Il piccolo non vuole saperne di dormire? Fategli fare più moto

il sonno nei bambini

A questa scoperta è giunta un’equipe di studiosi neozelandesi che ha osservato le abitudini sonno-veglia in ben 591 bambini in età scolare, facendo loro indossare un apparecchio che ne monitorava costantemente l’attività fisica nel corso delle 24 ore.

Dei genitori coinvolti nella ricerca, il 16% riferiva delle difficoltà del proprio figlio ad addormentarsi, rintracciando le principali cause di questo malessere in due fattori determinanti: l’eccessivo uso della televisione e la “buonanotte” dopo le 21.

In realtà lo studio condotto dal Professor Mitchell, del Dipartimento di pediatria della Auckland University, ha dimostrato la scarsa incidenza di questi due fattori, rilevando invece, in modo oggettivo, notevoli differenze tra i bambini che svolgevano un’attività fisica più meno regolare e intensa e coloro i quali trascorrevano più tempo in attività sedentarie.

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