Sakineh Mohammadi-Ashtiani, oggi la protesta a Roma. L’Iran la costringe alla tortura psicologica

La gigantografia di Sakineh

Sembra un incubo senza fine quello che sta vivendo, ormai da diverse settimane, la donna iraniana condannata alla lapidazione con l’accusa di adulterio. Tutto il mondo si mobilita per salvare la vita a Sakineh Mohammadi-Ashtiani, il cui nome rimbalza ormai su tutti i media mondiali.

Le mobilitazioni e le proteste per tentare di fermare la crudele decisione delle autorità iraniane stanno avendo luogo in molte parti d’Europa, prima fra tutte la Francia.

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L’Iran si scaglia contro Carla Bruni e Roberto Saviano lancia un appello per Sakineh Mohammadi-Ashtiani

Carla Bruni

Carla Bruni, la Première Dame francese, è stata definita dal blog Iraniano Inn e dal giornale estremista Kayhan come “immorale” e “prostituta”.

Il pesante affondo nei suoi confronti, da parte dell’informazione Iraniana, è la conseguenza della giusta presa di posizione in difesa di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna 43enne condannata alla lapidazione per adulterio.

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Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la protesta di Parigi e l’annuncio da Teheran: la condanna non è certa

Protesta Parigi

Migliaia di persone sono scese in piazza a Parigi per protestare contro quanto sta accadendo a Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna islamica condannata a morte per lapidazione con l’accusa di adulterio.

La prima mobilitazione in favore di Sakineh ha visto tra la folla anche alcuni dei promotori dell’appello, come lo scrittore Marek Halter e la storica Elisabeth Roudinesco. Molti sono stati i momenti emozionanti, come ad esempio i racconti di alcune iraniane in esilio, fuggite da quel Paese per via della rivoluzione islamica. Una giovane racconta:

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Sakineh Mohammadi-Ashtiani ha paura di morire, per lei si mobilita tutto il mondo

Sakineh Mohammadi Ashtiani

La vicenda che ha coinvolto in prima persona Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la vedova iraniana di 43 anni, madre di due figli e condannata alla lapidazione per adulterio, ha attirato l’attenzione di molti e praticamente tutto il mondo si sta mobilitando affinché la donna non venga giustiziata.

Sakineh Mohammadi Ashtiani è attualmente reclusa in carcere, ma gli appelli per salvarla sono in tanti, dalla Francia all’Italia. Il problema è che la sua condanna a morte è l’estremizzazione della condizione di milioni di donne iraniane, che non hanno pari diritti in nulla rispetto alla controparte maschile: la diseguaglianza fra uomini e donne è ancora qualcosa di impressionante.

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Sakineh Mohammadi-Ashtiani, per lei la solidarietà di Carla Bruni

Sakineh Mohammadi-Ashtiani

La sua storia ormai è conosciuta da tutto il pianeta, è l’ennesima violenza compiuta da una religione estremista che senza mezzi termini relega la donna ad oggetto dell’uomo. Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana di 43 anni condannata alla lapidazione perché accusata di adulterio, sta ricevendo continui messaggi di solidarietà da tutto il mondo.

L’ultimo di questi, in ordine cronologico, è quello che le rivolge la première dame francese Carla Bruni, parlando a nome suo e di suo marito, il presidente Nicolas Sarkozy, già al fianco di Bernard Kouchner, capo della diplomazia d’Oltralpe impegnato nel tentativo di salvare la vita della donna facendo pressioni sul regime iraniano.

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Brasile: Lula da Silva offre asilo politico a Sakineh Mohammadi Ashtiani

Presidente Lula

Il Presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, ha offerto asilo politico alla donna iraniana condannata alla lapidazione per aver aver commesso adulterio. Reato che in Iran è punibile con la morte.

Viste le pressanti polemiche e la reazione massiccia da parte di tutta la comunità mondiale, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si era visto costretto a sospendere la pena.
Ma la vicenda di Sakineh Mohammadi Ashtiani, rea confessa di un omicidio mai commesso e del relativo adulterio, rischia di cadere nel dimenticatoio.

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Sakineh Mohammadi-Ashtiani rischia ancora la lapidazione, ma il suo avvocato difensore sparisce

Sakineh Mohammadi-Ashtiani

Qualche settimana fa la notizia dell’ennesimo episodio di violenza ai danni delle donne islamiche aveva fatto il giro del mondo. Una donna 42enne, Sakineh Mohammadi-Ashtiani, era stata infatti condannata a morte per lapidazione perché accusata di adulterio da un tribunale iraniano.

L’appello straziante e disperato dei due giovani figli della donna era riuscito a scatenare mille ovvie polemiche e, con esse, decine di manifestazioni contro una simile barbarie. La pena è stata temporaneamente sospesa ma Sakineh Mohammadi-Ashtiani rischia ancora di morire solo perché ha avuto rapporti extraconiugali con due uomini.

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Iran: rinviata la condanna per lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani

Lapidazione

La notizia è di qualche giorno fa: sospesa momentaneamente la condanna a morte per lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 enne iraniana riconosciuta colpevole nel 2006 per adulterio.

La storia della donna, e l’appello dei figli, avevano coinvolto l’opinione pubblica e molti gruppi umanitari si erano battuti per l’annullamento della sentenza. Tra questi Amnesty International sempre in prima linea per la difesa dei diritti dell’uomo.

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Islam: la moglie si compra al mercato e si può picchiare

Ragazza musulmana

Continuiamo a meravigliarci di come, nel Terzo Millennio, la forza bruta, la cecità religiosa e l’ignoranza possano totalmente cancellare i diritti umani ma, sempre più spesso ci rendiamo conto che, in alcuni casi, la civiltà sembra esser rimasta ferma a tempi troppo antichi per poter essere ricordati.

Le leggi e le tradizioni dell’Islam adottate nei confronti delle donne, per esempio, continuano a sorprendere noi occidentali laici e guidati da quell’unico diritto di uguaglianza fra uomini e donne, oltre che di avversione verso ogni tipo di discriminazione o violenza. Il caso riportato da Il Giornale ne è l’ennesimo esempio.

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Pakistan: la moglie partorisce una femmina, lui le dà fuoco

Una mamma pakistana

L’estremismo, l’intolleranza e, perché no, l’ignoranza derivanti dalle tradizioni culturali e religiose mietono ancora vittime fra le donne. Questa volta ci troviamo in Pakistan, a Sarghoda a sud di Islamadab, dove un uomo di 24 anni ha dato fuoco alla moglie semplicemente perché aveva dato alla luce una femmina.

Saima Parveen, questo il suo nome, non si era mai rassegnato alla nascita della bambina, avvenuta tre mesi prima, e così ha compiuto il folle gesto: ha cosparso di kerosene la moglie Irfan e ha appiccato il fuoco.

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